Un casino’ in Molise?
di Claudio De Luca
Secondo il Presidente del Senato Schifani, i tempi sarebbero oramai maturi per l’apertura di nuovi Casino’ da ubicare nel Centro e nel Sud d’Italia. Anzi, le case da gioco potrebbero costituire un’ulteriore attrattiva per i tradizionali flussi turistici, suscitandone di nuovi ad incremento dell’economia di settore. Insomma, per la seconda carica dello Stato, oggi “essere contrari a nuove case da gioco, non si giustificherebbe più”. Secondo l’Agenzia Italia, il Molise potrebbe essere appunto una delle regioni candidate ad accogliere una di queste strutture.
Ma, in proposito, è bene puntualizzare che voci del genere corrono da almeno un quinquennio seppure la notizia, oltre che ad eccitare la curiosità della Stampa locale, sinora non abbia mai assunto alcuna concretezza. Già anni addietro, alcuni politici nostrani avevano ammesso apertamente che il futuro del turismo molisano poteva essere giocato sui tavoli del black jack e della roulette. E già si parlava di Campitello Matese quale località deputata ad accoglierne.
Purtroppo, il progetto ebbe a dimostrarsi velleitario perché si stava solo cominciando a parlare di apertura di nuove sale da gioco, tanto più che, davanti al Molise, nutrivano aspirazioni in tal senso già ventuno località (Acqui Terme, Alghero, Anzio, Bagni di Lucca, Capri, Fasano, Gardone Riviera, Grado, Lignano Sabbiadoro, Merano, Montecatini Terme, Rapallo, Salice Terme, Salsomaggiore, San Benedetto del Tronto, San Pellegrino Terme, Spoleto, Sorrento, Stresa, Taormina e Tropea).
Una vera pacchia per le finanze statali, visto che gli introiti IRES degli attuali quattro casino attivi (Saint Vincent, Campione d’Italia, Venezia e Sanremo), sommati a quelli presumibili dei nuovi aspiranti, avevano fornito al Ministero dell’Economia e delle finanze una proiezione pari ad oltre 50 milioni di euro di sole entrate fiscali. Ma, viene da chiedersi: come mai quelle leggi di pubblica sicurezza, che sin sino ad oggi si opponevano all’apertura di nuove case da gioco, possano al presente essere bypassate dal Presidente SCHIFANI che non frapporrebbe più ostacoli ad inaugurarne così tante?
Evidentemente, il legislatore è riuscito a superare quelle perplessità derivanti dalla valutazione dei rischi legati al riciclaggio di danaro sporco. In effetti, oggi la situazione appare completamente cambiata rispetto al passato, se non altro per l’uso delle carte di credito; per di più, l’Italia vanta una nuova moneta (l’euro) che, poiché posta in comune con tanti altri Stati, permette a chiunque di esportare valuta.
Proprio sulla scorta di tale ragionamento, tutti i Paesi confinanti con lo Stivale hanno già adottato normative che permettono l’apertura di case per il gioco d’azzardo. In Francia, ad esempio, tutte le città termali potrebbero avere un proprio casino. Già di una spanna più avanti agli italiani, si sono collocati la Spagna, il Portogallo, Malta, la Slovenia e la Svizzera; e così, da Catania, partono per l’isola mediterranea della Gran Bretagna alcuni voli charter per il trasporto dei patiti della roulette e della slot machine. Per di più, anche il Financial times, tempo addietro, difese l’ex-premier Tony Blair che aveva espresso l’intenzione di liberalizzare definitivamente le case da gioco sul territorio di Albione.
A ben riflettere, è solo sul gioco d’azzardo praticato illegalmente che prospera il racket dell’usura ed ogni altro reato connesso. Si tratta di un’attività fuorilegge che, tra l’altro, si è rivelata fonte di onerosi costi sociali per lo Stato. Perciò, per non rimanere stritolati tra la concorrenza internazionale ed il gioco gestito dalla criminalità, occorrerebbe promuovere questa sorta di reciprocità dell’azzardo non solo per colmare uno svantaggio quanto piuttosto per fornire una giusta opportunità di rilancio ad alcune città turistiche.
Un campo che non potrebbe non essere percorso dallo stesso Molise che ha proprio in Campitello Matese (ma pure in Capracotta) ed in Termoli (Campomarino, Petacciato e Montenero di Bisaccia) le sue punte di diamante.
In effetti, se da decenni alcune Regioni, e Comuni, avevano Xenical richiesto, e promosso, iniziative parlamentari per ottenere l’apertura di case da gioco, nei fatti un’”antica” mentalità legislativa finiva con il bloccare tutto, al punto che la stessa Corte costituzionale aveva richiesto al Parlamento di legiferare in proposito.
Negli Anni ‘90, il Governo di Lisbona ebbe a destinare gli introiti dei casino alle infrastrutture ed ai servizi per la promozione del turismo. Analoghe iniziative ritenne di dovere intraprendere la Grecia, semplicemente adottando un meccanismo automatico, analogo a quello già utilizzato per i beni culturali, i cui restauri vengono presentemente finanziati dalle lotterie che poi versano i proventi all’Arcus.
Oggi, in Italia, le concessioni e gli introiti lordi vengono ripartiti tra Comuni, Regioni e Governo centrale, mentre un quarto percettore potrebbe essere l’ente che, in futuro, avrà a curare gli interessi del turismo nostrano. Poi occorre citare le imposte connesse (tipo l’IVA). Una veloce occhiata ai fatturati delle quattro case da gioco operanti nella Penisola rivela che esse incassano quasi 1.000 milioni di euro. Immaginate quale imponibile potrebbe concretarsi se esse fossero state 21 anziché 4.
Ne consegue che in Molise vi sarebbe ogni convenienza a meditare seriamente sui casino’, ma senza i soliti dilettantismi e puntando bene i piedi sulla terra. Ove decidesse di incamminarsi su tale strada, il Governo della Regione dovrebbe fare doverosa mente locale e prendersi tutto il tempo che ci vuole sia per individuare il sito giusto sia per attivare le gare di concessione.
Peraltro, rimane evidente che – seppure lo Stato non dovesse ascrivere a sé le competenze in discorso – occorrerebbe comunque attendere un Piano straordinario per la promozione turistica, tale da rafforzare la presenza del Molise sui mercati tradizionali e su quelli emergenti. Ma soprattutto bisognerebbe tenere conto che una cosa è il turismo d’azzardo e ben altro è quello tradizionale, collegato alla capacità ricettiva ed alle visite dei siti storici.
Una volta avuta chiara la coscienza di ciò, si comprende subito che il turismo molisano (se c’è, e se non è solo quello – brevissimo – gestito ogni estate sulla costa) non potrà giocarsi alcunché alla roulette, ma, molto più semplicemente, avrebbe l’occasione di introitare dal tavolo verde somme, altrimenti irreperibili, per il vantaggio del fisco statale e per impinguare le risorse di quello locale.
eggere l’articolo originale:
http://www.primapaginamolise.it/detail.php?section=economia&news_ID=16407&goback_link_ajax=generate_section_list(%27%3Fajax_call%3D1%26amp%3Bsection%3Deconomia%27)


